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Patate, la categoria accelera tra premium, diverse grammature e nuove esigenze di consumo
La Diretta IFN fotografa un comparto in piena trasformazione

Nella seconda parte della Diretta IFN dedicata al mondo delle patate (per leggere il resoconto della prima parte clicca qui), il confronto è entrato nel vivo delle dinamiche che stanno ridisegnando il comparto. La sfida per la Gdo oggi è gestire una polarizzazione netta: da un lato la richiesta di convenienza dei grandi formati "risparmio", dall'altro la necessità di prodotti “taylor made” , dove gusto, innovazione, grammature più contenute la fanno da padrone. Le parole chiave emerse? Italianità, specializzazione, segmentazione e chiarezza espositiva. Ormai è palese: la patata è un pilastro della dispensa e il modo in cui il consumatore la sceglie sta cambiando radicalmente.
Ad aprire il dibattito è stato Roberto Della Casa, direttore di IFN, che ha illustrato con i dati la metamorfosi dei consumi nel 2025. "Stiamo assistendo a una polarizzazione senza precedenti", ha spiegato. "Se da un lato tornano a crescere le confezioni oltre i 3 kg, passate in un anno dal 6 all'8%, dall'altro assistiamo all'esplosione dei piccoli formati sotto il kg e mezzo, che oggi rappresentano ben il 25% del mercato. Sorprende la reazione dei supermercati, che nel 2025 hanno guadagnato tre punti riportandosi sopra il 50% di quota, a discapito dei discount, grazie a una categorizzazione più efficace".
Un tema approfondito da Alberto Ancarani, Responsabile verdure, IV e V gamma e secco Coop Italia, che ha messo in guardia dal considerare la patata una semplice commodity. "Usiamo il termine 'back to basic' perché la patata è un pilastro quotidiano, ma dal punto di vista assortimentale è tra le categorie più segmentate", ha ricordato. Per Ancarani, la risposta alla polarizzazione passa dalla qualità e dal presidio varietale: "Come Coop puntiamo sia su PPL (premium private label) come FiorFiore per le monovarietali, garantendo al consumatore una promessa di bontà costante, sia su linee di prodotto più economiche come gli “spesotti”. È importante presidiare tutte le prestazioni che il consumatore cerca: per esempio, segmenti come le patate mignon e la patata americana sono in forte incremento e vanno indagati meglio. L'obiettivo è innovare continuamente, mantenendo ferma la promessa dell'italianità su ogni fascia, dal premium al primo prezzo".

La strategia operativa della distribuzione territoriale è stata illustrata da Alfio Mancuso, Buyer Product Innovation e Coordinatore tecnico ortofrutta Gruppo Arena. "Abbiamo scelto di presidiare la categoria in maniera marcata con un progetto di category che rafforza la nostra Mdd", ha spiegato. "Abbiamo spinto le grammature sia verso l'alto (2,5 kg) sia verso il basso (750 g), notando che la specializzazione paga: nel 2025 siamo cresciuti a doppia cifra nei quantitativi". Per Mancuso, l'informazione è il pilastro del successo: "Con scaffali che arrivano a 16 referenze, il consumatore ha bisogno di capire subito la destinazione d'uso e noi stiamo lavorando per semplificarne il processo d’acquisto”. Per quanto riguarda le marche: “Marca del distributore e brand del produttore devono collaborare per rafforzare la categoria".

Guardando agli scambi con l’estero la bilancia commerciale è fortemente sbilanciata verso le importazioni, guidate da acquisti in Francia e Germania con oltre 500 mila tonnellate spedite verso il nostro Paese.

L’italianità, rimane comunque un valore importante e distintivo come spiegato da Giacomo Accinelli, Coordinatore Consorzio Selenella: "Per noi l'italianità è un valore imprescindibile che garantiamo 365 giorni all'anno, spostandoci lungo tutta la Penisola", ha dichiarato. "Produrre in Italia ha costi più alti, ma la nostra forza sta negli accordi di filiera solidi e nella fiducia totale tra consorzio e produttori". Accinelli ha sottolineato come la marca premium protegga il valore: "Nonostante la pressione del prodotto estero, la nostra distintività ci permette di non subire la concorrenza diretta e di continuare a crescere".

Il ruolo della genetica e della tecnica è stato invece messo in luce da Roberto Chiesa, Direttore Commerciale Romagnoli Spa, che ha ribadito la centralità del gusto. "Le patate devono essere soprattutto buone", ha affermato. "La varietà e il sapore che riesce ad esprime dopo la cottura è l'elemento fondamentale per garantire il riacquisto; poi, guardando alla fase produttiva, occorre che le nuove selezioni riescano a contrastare il cambiamento climatico". Chiesa ha poi fatto chiarezza su due segmenti emergenti: "Il residuo zero è una nicchia che cresce del 10% l'anno, figlia di una genetica che seleziona varietà resistenti. Sul fronte delle 'baby patate', invece, dobbiamo distinguere tra il tondello — spesso un sottoprodotto di qualità mediocre — e le vere baby potato di alta qualità, un segmento premium che merita di essere approfondito per offrire un'esperienza di consumo superiore".

In chiusura, la visione sul futuro è stata affidata a Davide Evangelisti, Direttore Commerciale Pizzoli Spa, che ha proiettato la platea verso lo scaffale del 2030. "Immagino un consumatore sempre più 'short' e veloce nel processo d’acquisto, che potrà accedere ad una moltitudine di dati che rischiano di generare confusione", ha spiegato. Secondo Evangelisti, la parola d'ordine sarà "semplificazione smart": "L'atto d'acquisto di una patata surgelata avviene oggi in meno di 20 secondi; in futuro lo scaffale fresco dovrà essere altrettanto rapido. Non possiamo permetterci layout confusi o eccessi di informazioni tecniche. Dobbiamo fare sistema tra produzione e distribuzione per offrire un prodotto chiaro, magari supportato da QR code, per fare un esempio, ma gli strumenti tecnologici stanno evolvendo velocemente. L’importante è riuscire a parlare il linguaggio delle nuove generazioni, una sfida non facile, ma alla quale non possiamo sottrarci”. (lg)

















