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Patate: la categoria si compatta, lo scaffale si segmenta
Segui la diretta IFN, oggi, alle ore 11.00

Dopo il “cambio pelle” emerso nella prima parte dell'approfondimento sulle patate uscito sulla NL di ieri (per maggiori approfondimenti clicca qui), dove emergono fra i protagonisti i formati più piccoli e la marca – la seconda parte dell’analisi entra nel merito della regia a scaffale: spazio espositivo, variazioni del numero di referenze in base alle tipologie e posizionamenti prezzo. Il primo messaggio è netto: la metratura complessiva dedicata alla categoria dipende soprattutto dall’impostazione dell’insegna, più che dai formati. Sul mix, invece, prevale una sostanziale uniformità: le patate gialle restano la colonna portante dell’assortimento. Infine il capitolo prezzi: la fascia “centrale” non scende sotto 1,50 €/kg di media, ma la scala è ampia e polarizzata, con un ventaglio che arriva a oscillare da circa 0,80 a 3,50 €/kg.
Tutto questo aggiunge altra carne al fuoco che verrà “grigliata” durante la Diretta IFN dedicate alle patate in programma questa mattina, alle ore 11.00 sui canali social di Italiafruit News. Al confronto parteciperanno, per la produzione, Roberto Chiesa (Direttore Commerciale Romagnoli F.lli Spa), Giacomo Accinelli (Coordinatore Consorzio Selenella) e Davide Evangelisti (Direttore Commerciale Pizzoli); per il sistema distributivo, Alberto Ancarani (Responsabile Verdure, IV e V gamma, Secco di Coop Italia) e Alfio Mancuso (Buyer Product Innovation, Coordinatore Tecnico Ortofrutta del Gruppo Arena).
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Lo spazio complessivo: media in lieve calo, ma con scelte opposte tra insegne
Nel confronto anno su anno, la categoria arretra leggermente nella media, passando da circa 4,7 a 4,4 mq: un segnale di “compattamento” più che di disimpegno. La polarizzazione, però, è netta. Esselunga resta l’insegna che dedica più metri quadri alle patate, ma li riduce in modo evidente (da circa 7,6 a 6,0 mq); rimane comunque la prima insegna, (assieme a Conad), nonostante una metratura del negozio decisamente inferiore rispetto a Coop e Conad.

Conad si muove in controtendenza, con un piccolo incremento (intorno a 5,8-6,0 mq), mentre Coop cresce di poco (circa 4,0-4,3 mq). Il caso più interessante è Eurospar, che rafforza il presidio con un salto marcato (da circa 2,0 a 3,2 mq): qui l’impressione è quella di una categoria resa più “visibile”. All’opposto, Lidl stringe con decisione (da circa 4,1 a 2,4 mq), quasi a smarcarsi dal resto della concorrenza.

Spazio medio per referenza: meno “aria” sullo scaffale, tranne dove si cerca impatto
Il dato che spiega meglio il cambio di passo è lo spazio medio per referenza, che scende nella media da circa 0,40 a 0,36 mq. È la traccia di una gestione più efficiente: stessa categoria, ma con meno “aria” e maggiore pressione sulla rotazione. Anche qui, però, le insegne si separano. Esselunga riduce nettamente lo spazio unitario (da circa 0,64 a 0,50 mq), ma rimane la prima insegna; Lidl fa lo stesso (da 0,37 a 0,24 mq), coerentemente con il taglio di metratura complessiva. Conad resta stabile (da 0,45 a 0,43 mq), mentre Coop scende di poco (da 0,30 a 0,27 mq). In controtendenza Eurospar, che quasi raddoppia lo spazio medio (da 0,19 a 0,36 mq): un segnale che non parla solo di assortimento, ma di messa in scena della categoria, con esposizioni più robuste e leggibili.

Tipologie e profondità: le gialle dominano, ma perdono quota e cresce la segmentazione
La struttura del reparto resta chiara: le gialle sono ancora il pilastro in tutte le insegne, ma la loro incidenza scende dal 76% al 70%. In altre parole: non cambia il baricentro, cambia la capacità dello scaffale di “fare categoria” con alternative che segmentano e danno contenuto (rosse, bianche, americane).
Qui spiccano alcuni movimenti. Coop è quella che amplia di più la profondità: passa complessivamente da 13 a 16 referenze, con un rafforzamento evidente delle rosse (da 1 a 3) e una base gialla che sale (da 9 a 10). Conad cresce anch’essa (da 13 a 14), con le gialle che aumentano (da 10 a 11) e un mix laterale stabile. Esselunga mantiene la profondità (12 referenze in entrambi gli anni) ma riequilibra: le gialle calano (da 8 a 7) mentre aumentano le americane (da 1 a 2), segno di un lavoro di composizione più che di allargamento. Al contrario, Eurospar riduce (da 10 a 9) e Lidl resta sostanzialmente stabile sul totale (circa 11), ma con un mix più “compresso” che si sposa con la riduzione di spazio.

Prezzi: il bio svetta, la Mdd ancora ancora di valore
La lettura dei prezzi 2026 rende evidente una scala che si allunga. In alto c’è il bio del fornitore, che mostra il posizionamento più elevato: massimi intorno a 4,5 €/kg e una media attorno a 3,1 €/kg, con una variabilità ampia (segno di differenze importanti tra proposte e posizionamenti). La Mdd bio resta premium ma più “disciplinata”: massimi intorno a 3,3 €/kg e media circa 2,7 €/kg, con oscillazioni molto più contenute.
Interessante anche il segmento selenio/iodio, che si colloca su una fascia sostenuta ma stabile: media circa 2,3 €/kg e variazioni ridotte, coerente con una gestione dell’offerta ben organizzata. Sul fronte opposto, il “terreno di battaglia” è quello delle referenze non distintive (ND): qui la variabilità si amplia e i prezzi si muovono in funzione di formati e leve promo, con massimi attorno a 3,5 €/kg e una base che può scendere fino a circa 1,0 €/kg. In questo contesto, la Mdd standard conferma il ruolo di ancora del valore, con una media intorno a 1,5 €/kg e un posizionamento più compatto.

Nel complesso, la fotografia è coerente con il racconto della prima parte: una categoria che resta strategica, ma gestita con logiche da reparto maturo. Meno spazio “a testa”, più segmentazione ragionata, e una scala prezzi dove la crescita del premium (bio e contenuti funzionali) convive con la necessità di mantenere una base competitiva, soprattutto attraverso la Mdd. Se “la pelle” cambia con formati e marche, la regia vera si vede qui: nella metratura, nel mix e nella disciplina con cui ogni insegna decide di far rendere le patate. (lg)



















