Dal campo
Pomodoro italiano troppo caro? I mercati guardano oltreconfine
Turchia e Albania giocano la carta del prezzo, mentre Olanda e Spagna aiutano a colmare la carenza di prodotto italiano

Il mercato italiano del pomodoro sta vivendo una fase delicata, poiché la disponibilità di prodotto nazionale non appare sufficiente a coprire tutte le esigenze della domanda e le quotazioni si mantengono elevate. È in questo contesto che le origini estere stanno guadagnando spazio nei mercati all'ingrosso, ma con funzioni commerciali differenti. Da una parte, ci sono prodotti che arrivano con una chiara leva competitiva basata sul prezzo, dall'altra, quelli che invece servono soprattutto a integrare un'offerta italiana ridotta. Una distinzione importante, perché non tutto l'import che sta entrando nei mercati italiani è sinonimo di prodotto più conveniente.
Sul primo fronte, per il pomodoro si collocano Turchia e Albania, mentre nel comparto orticolo più in generale anche la Polonia sta mostrando una forte competitività di prezzo. Sul secondo fronte troviamo invece soprattutto Olanda e Spagna, origini che stanno contribuendo a garantire disponibilità ma che, nei listini osservati, si posizionano su livelli vicini a quelli italiani. A VeronaMercato il confronto è particolarmente significativo. Per il tondo liscio rosso a grappolo, calibro 67-82, I categoria, doppio strato, il prodotto italiano è quotato tra 1,80 e 2,20 euro/kg, con un prezzo prevalente di 2 euro/kg. La stessa referenza di origine turca viene invece quotata 1,10-1,30 euro/kg. Una differenza importante, che rende evidente la competitività dell'origine turca sul piano del prezzo. L'Olanda, per la medesima referenza, si posiziona invece a 2-2,20 euro/kg, quindi sostanzialmente sugli stessi livelli del prodotto italiano. Il dato di Verona fotografa bene le due anime dell'import: la Turchia porta sul mercato un'alternativa più aggressiva sul prezzo, l'Olanda contribuisce invece ad ampliare la disponibilità senza necessariamente determinare un abbassamento delle quotazioni.
Ancora più evidente è il confronto al Car di Roma. Per il tondo liscio rosso a grappolo, calibro 67-82, I categoria, il prodotto italiano arriva a 3 euro/kg, mentre l'Albania è quotata 1,50-1,70 euro/kg.

Qui la differenza è tale da rendere l'origine albanese una proposta fortemente competitiva sul prezzo. E la pressione dell'Albania non riguarda soltanto Roma: anche sui mercati del Sud Italia il prodotto albanese si è fatto sentire con quotazioni inferiori di circa un euro al chilo rispetto all'origine italiana. È proprio questa forbice a spiegare l'interesse crescente per l'Albania in una fase nella quale il prodotto nazionale viene scambiato su livelli elevati. L'origine albanese non arriva quindi soltanto per integrare l'offerta: in questa fase gioca soprattutto la carta della convenienza. Diverso il discorso per la Spagna. Sempre al Car di Roma compare il tondo liscio verde spagnolo, calibro 67-82 e I categoria, a 2,20-2,50 euro/kg. La referenza non è direttamente confrontabile con il grappolo rosso italiano, ma la sua presenza va letta nel quadro di un'offerta che necessita di essere alimentata anche attraverso altre origini. La stessa logica vale per l'Olanda, che a Verona quota il grappolo rosso 67-82 a 2-2,20 euro/kg, quindi su valori sostanzialmente paritari rispetto all'Italia. Non è dunque il prezzo più basso a spiegare la presenza olandese, quanto piuttosto la necessità di mettere a disposizione prodotto in una fase di offerta nazionale più scarsa.
La geografia dell'import assume così contorni più precisi. Turchia e Albania entrano soprattutto con la leva del prezzo, offrendo alternative sensibilmente più competitive rispetto al prodotto italiano. Olanda e Spagna svolgono invece una funzione prevalentemente di integrazione dell'offerta, con quotazioni che non si discostano necessariamente da quelle del prodotto nazionale. Un meccanismo che si ritrova, almeno sul piano della competitività di prezzo, anche in altri ortaggi. Al CAAT di Torino, per esempio, il peperone quadrato giallo 90-110 di I categoria viene quotato 3,20-3,40 euro/kg per l'Olanda, contro 1,80-2 euro/kg per la Polonia. Lo stesso differenziale si registra sul quadrato rosso. Anche in questo caso, dunque, la Polonia si presenta come un'origine particolarmente aggressiva sul prezzo, mentre l'Olanda si colloca su un livello decisamente più elevato.
Il quadro che emerge dai mercati all'ingrosso è quindi meno uniforme di quanto possa apparire a una prima lettura. Ed è probabilmente questa la fotografia più interessante del momento: il caro pomodoro italiano sta aprendo spazio all'estero, ma con due strategie diverse. Da una parte il prezzo, dall'altra la disponibilità. (ga)



















