Dal campo
Turchia, meno intermediari e più potere ai produttori: cambia il mercato ortofrutticolo
Ankara prepara la riforma della Hal Kanunu: più peso alla produzione organizzata, maggiore tracciabilità dei prezzi e nuove regole nei rapporti con la Gdo

I rapporti di forza tra produzione e mercato sono complicati ovunque e ancora più difficile è trovare regole capaci di riequilibrarli. Quanto deve rimanere al produttore? Quanti passaggi sono realmente necessari prima dello scaffale? In Turchia hanno deciso di metterci mano dopo mesi turbolenti per il commercio ortofrutticolo, culminati nell'inchiesta sulle presunte manipolazioni dei prezzi nei mercati all'ingrosso. Il Governo prepara una riforma con un obiettivo dichiarato: ridurre gli intermediari, aumentare il peso delle organizzazioni dei produttori e rendere più trasparente la formazione dei prezzi dal campo allo scaffale. Il ministro del Commercio Ömer Bolat ha annunciato che la nuova Hal Kanunu, la legge che disciplina i mercati ortofrutticoli, ben 177, dovrebbe arrivare nella nuova sessione parlamentare.
Meno passaggi, prezzi più tracciabili
Uno dei nodi è il percorso del prodotto. Il Governo vuole utilizzare in maniera più stringente l'Hal Kayıt Sistemi (HKS), il sistema nazionale di registrazione del commercio ortofrutticolo, per seguire transazioni e prezzi. Nei controlli condotti quest'anno, il Ministero del Commercio ha rilevato in alcuni mercati l'inserimento nel sistema di prezzi artificialmente bassi e l'emissione di più fatture per la stessa operazione. Secondo il Ministero, pratiche utilizzate per ridurre gli obblighi fiscali dichiarati e capaci di contribuire all'aumento dei prezzi nella fase retail. Ad aprile erano già state sanzionate 243 imprese tra catene distributive e operatori all'ingrosso, per complessivi 138,9 milioni di lire turche, circa 2,5 milioni di euro, per aumenti di prezzo ritenuti ingiustificati.

Più peso alla produzione organizzata
Il Ministro ha riconosciuto che le precedenti riforme non sono riuscite ad aumentare quanto sperato il peso dei produttori organizzati nella commercializzazione e la nuova legge dovrebbe quindi rafforzare ulteriormente agevolazioni e possibilità operative per questi. Già oggi le organizzazioni riconosciute possono commercializzare direttamente, all'ingrosso o al dettaglio, il prodotto dei soci; sono esentate dai costi di gestione all’interno dei mercati all'ingrosso e almeno il 20% degli spazi dei mercati deve essere riservato alla produzione organizzata. Nella nuova norma si vogliono potenziare gli strumenti che incentivano i produttori a far parte di organizzazioni di produttori.
Nel mirino anche i rapporti con la GDO
Ma Ankara non sta intervenendo soltanto sui mercati all'ingrosso. Parallelamente alla nuova Hal Kanunu, il Ministero ha avviato una revisione delle norme sul commercio al dettaglio per rafforzare i rapporti tra produttori e retailer. Già oggi chi acquista da un'organizzazione di produttori per rivendere al dettaglio non può detrarre dal prezzo d'acquisto costi per pubblicità, esposizione, perdite di prodotto o altre voci, oltre alle trattenute previste dalla legge. Esistono inoltre limiti ai tempi di pagamento. Per i prodotti agricoli e alimentari deteriorabili, la Gdo turca deve pagare entro 30 giorni il fornitore. Il confronto con l'Unione europea è interessante: la direttiva Ue sulle pratiche commerciali sleali prevede un massimo di 30 giorni per i prodotti agricoli e alimentari deperibili e 60 per gli altri, oltre a vietare, tra le altre cose, modifiche unilaterali dei contratti e l'addebito al fornitore di perdite non imputabili alla sua responsabilità. Le regole turche seguono una strada simile: vietano modifiche contrattuali unilaterali, promozioni non concordate, alcune restituzioni dell'invenduto e, per i deperibili, la cancellazione dell'ordine nei 30 giorni precedenti la consegna.

Supermercati obbligati a comprare dai produttori?
C'è infine un punto che potrebbe spingere Ankara oltre il modello europeo. Nelle precedenti bozze della riforma era comparsa l'ipotesi di introdurre, per determinate tipologie di supermercati, una quota obbligatoria di approvvigionamento diretto da produttori e organizzazioni dei produttori. Non si tratterebbe più soltanto di disciplinare come il retailer deve comportarsi con il fornitore, ma di intervenire direttamente su da chi acquistare una parte dell'ortofrutta. La misura, però, non risulta ancora confermata nella versione 2026 e va quindi considerata un'ipotesi. La direzione è comunque chiara: la Turchia sta mettendo mano contemporaneamente a mercati all'ingrosso, ruolo della produzione organizzata e rapporti con la Gdo. Resta da capire quanto le nuove regole riusciranno davvero a modificare rapporti di forza che difficilmente si cambiano soltanto per legge. (im)
Foto d'apertura creata con ausilio di AI



















