Dal campo
Uva da tavola, finestre più strette e concorrenza più ampia
Ferri (Dg Naturitalia): “Serve un’offerta sempre più mirata alle esigenze dei clienti”

La finestra commerciale dell’uva da tavola italiana si restringe, mentre quella dei competitor si allunga. È uno dei fenomeni che hanno caratterizzato la campagna 2026 secondo Gabriele Ferri, direttore generale di Naturitalia, che individua nella crescente presenza dell’Egitto sui mercati europei uno dei cambiamenti più significativi dello scenario competitivo.
“Quest’anno abbiamo assistito a un prolungamento importante della campagna egiziana, che è andata a sovrapporsi maggiormente alle nostre produzioni – osserva Ferri –. L’Egitto sta crescendo molto e su alcuni mercati, come quello inglese, riesce ormai a coprire una parte molto ampia dei programmi. Lo spazio commerciale per il prodotto italiano tende quindi a comprimersi, inoltre dall’Emisfero Sud c’è una crescente pressione sui mercati europei”.

Un contesto che rende ancora più importante la capacità di leggere le esigenze dei diversi mercati. Per Naturitalia l’uva da tavola è destinata soprattutto all’Europa, con Germania e Paesi scandinavi tra le principali destinazioni e una presenza anche nell’Est Europa. “Non tutti i mercati chiedono lo stesso prodotto – continua il direttore generale –. La segmentazione dell’offerta è fondamentale e il passaggio dalle varietà con seme alle seedless, iniziato ormai da molti anni, è arrivato a una fase molto avanzata”.
Da qui gli investimenti di Naturitalia nella ricerca varietale e nei progetti club, con l’obiettivo di disporre di genetiche capaci di rispondere sempre meglio a gusto, conservabilità, aspetto e caratteristiche richieste dalla distribuzione europea. Anche il confezionamento segue questa evoluzione, con il cestino da 500 grammi che resta il formato prevalente e proposte bicolore pensate per valorizzare l’assortimento.

Alla base dell’offerta c’è soprattutto la produzione pugliese. Tra i partner storici figura Noacoop, cooperativa socia di Apo Conerpo e legata commercialmente a Naturitalia dal 2003. Oggi circa l’80% della sua produzione è costituito da uve senza semi e i soci stanno investendo nel rinnovo dei vigneti e nell’introduzione di nuove varietà, anche attraverso l’accesso a progetti club.
“L’uva rimane per noi un prodotto strategico – conclude Ferri –. Non tanto per i volumi, quanto perché ci permette di mantenere continuità nelle relazioni con importanti clienti europei. Lo scenario si fa sempre più competitivo e la sfida è riuscire ad avere il prodotto giusto, nel momento giusto, per il mercato giusto”. (im)




















