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Ortofrutta: export in crescita, ma l’import corre di più
Nell’aggiornamento a ottobre il saldo a valore si assottiglia fino quasi al pareggio (-92%)

L’aggiornamento a ottobre 2025 del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat conferma un copione che il punto di settembre aveva già lasciato intravedere: l’export italiano cresce e mostra una buona tenuta, ma l’import continua a correre con maggiore intensità, soprattutto in valore. È qui che la bilancia commerciale si “svuota”: non tanto per mancanza di spedizioni oltreconfine, quanto per il fatto che ciò che compriamo dall’estero pesa sempre di più sul conto economico.
Il saldo: deficit più leggero in tonnellate, ma il valore quasi si azzera
Il primo segnale arriva dal saldo complessivo. Sul fronte dei volumi, l’Italia resta in territorio negativo ma con un passo avanti: il deficit scende da -262.221 tonnellate (gen–ott 2024) a -235.379 tonnellate nel 2025, un miglioramento del 10%.
È però sul valore che la fotografia cambia radicalmente. La bilancia commerciale, che nei primi dieci mesi del 2024 era positiva per 277 milioni di euro, nel 2025 si riduce a 22 milioni: un crollo del -92%. Tradotto: l’ortofrutta italiana passa da un surplus economico robusto a un quasi pareggio, con un margine che diventa fragile e facilmente esposto alle oscillazioni dei prezzi.

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Export in crescita, import “più caro” e più dinamico
I grafici aggregati per categoria (grafici 2 e 3) aiutano a capire perché. L’export cresce sia a volume sia a valore: da 2,9 a 3,2 milioni di tonnellate (+8%) e da 4,8 a 5,4 miliardi di euro (+11%). È un passo solido, diffuso su più comparti: la frutta fresca aumenta del 12% in volume e del 14% a valore, gli agrumi accelerano (+14% e +20%) e la frutta secca resta la componente più brillante (+30% in volume e +37% a valore). In controtendenza la frutta tropicale, che arretra nelle spedizioni (-16% a volume e -7% a valore), ma senza intaccare la direzione complessiva.
Il problema è che, nello stesso periodo, l’import cresce con una dinamica più pesante sul conto economico: i quantitativi salgono da 3,3 a 3,5 milioni di tonnellate (+7%), ma la spesa aumenta da 4,6 a 5,4 miliardi di euro (+17%). È un differenziale importante rispetto all’export (+11%): significa che, mediamente, l’Italia sta acquistando dall’estero più valore per ogni tonnellata che entra.

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A spingere non sono solo le categorie “di base”. La frutta secca incide in modo determinante: a fronte di un +19% in volume, il valore cresce del 49% (da 1,3 a 1,9 miliardi di euro). Dai dati si evidenzia come ci sia stata una crescita complessiva delle quotazioni, tant’è che solo da mandorle, pistacchio e nocciole, il valore dell’import è aumentato di oltre mezzo miliardo in un anno. Anche la frutta tropicale aumenta (+6% in volume e +7% a valore), mentre legumi e ortaggi crescono nei quantitativi (+7%) ma calano lievemente a valore (-3%), segnale di prezzi medi più contenuti in quel perimetro. Nel complesso, però, la direzione è chiara: la crescita dell’import è più “costosa” di quella dell’export e finisce per erodere il saldo.

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Campagna autunnale 2025 fra alti e bassi
Il focus sui principali prodotti nel bimestre settembre–ottobre rende visibili le prima dinamiche relativa alla campagna autunnale.
Il caso più emblematico è l’uva da tavola. Le esportazioni aumentano in volume (+10%, da 195.976 a 214.594 tonnellate), ma il valore scende (-6%, da 472 a 444 milioni di euro). È un segnale tipico di un mercato dove i quantitativi tengono, ma i prezzi medi non riescono a sostenere la crescita. Sul fronte import l’uva resta marginale e peraltro in calo (-16% a volume, -32% a valore).
Le mele confermano un buon profilo: export in aumento sia a volume (+4%) sia a valore (+6%). Ma cresce anche l’import, con un +33% in volume e +14% in valore, ma i valori assoluti restano comunque bassi.
Il kiwi continua a essere uno dei pilastri dell’export: nel bimestre cresce del 14% a volume e dell’11% a valore. Ma colpisce il ritmo dell’import, che aumenta del 31% nei volumi e addirittura del 55% a valore. È una dinamica che, in prospettiva, può accrescere la pressione competitiva proprio su una referenza tradizionalmente ad alto valore per l’Italia.

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La fotografia più netta di difficoltà resta quella delle pere: l’export crolla (-38% a volume, -32% a valore) mentre l’import quasi raddoppia (+94% in volume, +52% a valore). Qui non ci sono sorprese: l’assenza di prodotto si fa sentire e i produttori oltreconfine ne approfittano.
Fra gli agrumi bene le esportazioni di arance che crescono in doppia cifra, mentre per clementine e mandarini il trend è positivo ma non allo stesso modo. Continua a crescere anche l’import di avocado anche se si nota un rallentamento dei prezzi, poiché l’import a valore (+7%) cresce meno che a volume (+21%).

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Sul fronte orticolo, i pomodori mostrano un andamento “a due velocità”: l’export cresce in volume (+9%) ma cala in valore (-6%), mentre l’import diminuisce sia in volume (-14%) sia, in modo più marcato, a valore (-30%). Le brassiche arretrano su entrambi i fronti, con riduzioni sia in export sia in import, segnale di un bimestre più debole.
E poi c’è il capitolo patate, che nel bimestre racconta una compressione molto forte del valore: export in leggero aumento nei volumi (+4%) ma in calo netto a valore (-40%). Anche l’import cresce poco in tonnellate (+2%) ma scende molto in valore (-31%).
Ha collaborato Alberto Biffi















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