Attualità
Pirateria varietale: i droni diventano i nuovi "sceriffi" del frutteto
Come la tecnologia protegge la privativa vegetale dai reati di contraffazione

L’impiego dei droni in agricoltura ha ormai superato la fase del semplice monitoraggio agronomico, evolvendosi in ambiti cruciali per la tenuta economica del settore: per esempio la protezione delle nuove varietà da riproduzioni illecite e contraffazioni. In un mercato dove lo sviluppo di una nuova cultivar richiede oltre un decennio di ricerca e investimenti superiori al milione di euro, la tutela della privativa vegetale è diventata una priorità di sicurezza industriale. La svolta arriva dall'integrazione tra droni, sensori ottici ad alta risoluzione e Intelligenza Artificiale (IA), come emerge dall'articolo di Andrea Romanazzi (Responsabile Italia Sicasov, Parigi) uscito nella Rivista di Frutticoltura, Dicembre 2025.
L’impronta visiva: identificazione contro il crimine varietale
Il sistema sviluppato da Sicasov trasforma il drone in un perito digitale capace di identificare le varietà protette con un’affidabilità superiore al 90%. L’idea cardine è che ogni varietà possiede un'impronta visiva unica — data dalla combinazione di colore, forma del frutto, dimensione e architettura della chioma — che l'IA può decodificare per smascherare impianti non autorizzati o contraffatti.
Per rendere il sistema efficace, è stato creato un dataset di oltre 100.000 immagini georiferite, analizzate attraverso un processo in tre fasi:
- Acquisizione Ibrida: Droni per la mappatura aerea (ortofoto) e fotocamere a terra per bypassare reti antigrandine e catturare dettagli dei frutti sotto chioma.
- Addestramento Deep Learning: Una rete neurale profonda "impara" i tratti morfologici minimi. Questo processo ha richiesto una potenza di calcolo di oltre 50.000 core/ora.
- Validazione Rigorosa: Il modello viene testato su scenari reali e ignoti per simulare l’attività di vigilanza territoriale, confrontando il dato rilevato con i registri dei licenziatari.

Esperienza pratica: il caso di Albicocco e Pesco
La validazione del sistema si è concentrata su due delle specie più soggette a pirateria varietale in Italia: il pesco e l'albicocco. L'attività ha coinvolto circa 15 aziende agricole distribuite in contesti pedoclimatici differenti, un passaggio fondamentale per insegnare all'algoritmo a distinguere la varietà indipendentemente dalle diverse pratiche agronomiche o dalle condizioni del suolo che possono influenzare il vigore della pianta.
Su albicocco, la sfida principale è stata l'identificazione basata sulla distribuzione e sulla colorazione del sovraccolore (il "blush") del frutto. I droni hanno permesso di mappare la densità di fruttificazione e la conformazione delle foglie, parametri che l'IA ha incrociato per confermare l'identità genetica delle piante protette.
Su pesco, l'intervento dei droni si è rivelato strategico per superare i limiti dei sopralluoghi manuali. Le acquisizioni aeree hanno garantito una copertura omogenea dei filari, mentre le scansioni da terra hanno catturato dettagli della buccia e della forma che spesso differiscono solo per pochi millimetri tra una varietà libera e una protetta. L'integrazione di questi dati ha permesso di identificare con precisione chirurgica le porzioni di frutteto non dichiarate, fornendo alle autorità e ai costitutori prove oggettive e geolocalizzate.
Trasparenza e legalità lungo la filiera
Una volta operativo, il sistema consente di individuare sul territorio utilizzi illeciti, fornendo un supporto probatorio fondamentale. Questo monitoraggio non tutela solo il costitutore, ma garantisce legalità a tutta la filiera, proteggendo i produttori onesti dalla concorrenza sleale di chi opera fuori dalle regole. Inoltre, la capacità dell'IA di mappare con precisione quanto realmente presente in campo apre frontiere per la certificazione di conformità (es. Global Gap) e l'aggiornamento dei catasti varietali in tempo reale.
In conclusione, l’integrazione tra agronomia e informatica permette oggi di presidiare il territorio in modo capillare. Dietro ogni volo di drone si nasconde un ecosistema tecnologico che difende la ricerca genetica, assicurando che l'innovazione resti il motore del progresso agricolo. (lg)




















