Tripide sudafricano, dagli agrumeti siciliani un nuovo campanello d’allarme

Le segnalazioni di Scirtothrips aurantii aumentano e il parassita sembra diffondersi rapidamente

Tripide sudafricano, dagli agrumeti siciliani un nuovo campanello d’allarme

Non è ancora tempo di abbassare la guardia sul fronte delle nuove avversità degli agrumi. Dopo le recenti segnalazioni del ragnetto orientale degli agrumi (Eotetranychus orientalis) nei principali areali agrumicoli italiani, si accende l'attenzione su un'altra specie esotica: Scirtothrips aurantii, conosciuto come tripide sudafricano. La presenza dell'insetto, individuato per la prima volta a gennaio 2026 nei nostri ambienti dal prof. Giuseppe Massimino Cocuzza, professore associato di Entomologia generale e applicata presso il Di3A dell'Università di Catania, sembra infatti essere tutt'altro che circoscritta. Le segnalazioni si stanno moltiplicando e l'insetto viene ormai rilevato in diverse aree agrumetate.

A richiamare l'attenzione sul fenomeno è Salvatore Leocata, agronomo e tecnico da anni impegnato sul campo nell'agrumicoltura siciliana, che in un suo recente post su LinkedIn fa il punto sulla situazione e invita a evitare reazioni affrettate, soprattutto sul fronte della difesa chimica. 
“È importante precisare subito che non sono riportati danni sui frutti dovuti alla sua presenza in questo periodo”, scrive Leocata. L'attività del tripide sembra invece interessare in modo evidente la nuova vegetazione tardo-estiva. Le punture dell'insetto possono determinare le tipiche malformazioni fogliari e, nei casi più significativi, compromettere parzialmente lo sviluppo dei nuovi germogli. Un aspetto che, al momento, sembra quindi richiedere soprattutto monitoraggio e capacità di lettura della situazione in campo, più che interventi generalizzati. Ed è proprio sul tema della difesa che Leocata lancia il messaggio più netto: alla luce delle limitate esperienze disponibili in Italia e delle informazioni provenienti dai Paesi che già da tempo devono gestire questa avversità, ritiene “assolutamente sconsigliabile intervenire chimicamente adesso” negli agrumeti già sviluppati.

Una raccomandazione che tiene conto anche dell'assenza, allo stato attuale, di dati specifici relativi al controllo di Scirtothrips aurantii in Italia attraverso le sostanze attive oggi autorizzate. La situazione cambia invece quando si parla di giovani impianti e vivai. Queste realtà, secondo Leocata, meritano una valutazione più attenta. La riduzione dell'accrescimento di foglie e germogli potrebbe infatti incidere sullo sviluppo complessivo delle giovani piante, soprattutto quando la presenza del tripide si somma a quella di altre avversità, come la minatrice serpentina.

Le prime indicazioni sulle possibilità di contenimento arrivano soprattutto dall'esperienza dei Paesi che già affrontano la presenza del tripide. Nel suo intervento, Leocata cita alcune molecole che all'estero hanno mostrato una certa efficacia, tra cui abamectina, tau-fluvalinate, olio di Neem e alcuni piretroidi, oltre ad altre sostanze attive non autorizzate in Italia. Indicazioni che, tuttavia, non possono essere automaticamente trasformate in una raccomandazione operativa per gli agrumicoltori italiani. L'efficacia delle diverse soluzioni dovrà essere verificata nelle condizioni pedoclimatiche e colturali nazionali e, soprattutto, nel rispetto degli impieghi e delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente.

Il problema, inoltre, potrebbe non esaurirsi con Scirtothrips aurantii. Nel suo post LinkedIn, Leocata richiama infatti anche il possibile arrivo di Scirtothrips dorsalis, conosciuto come tripide del peperoncino o tripide del tè giallo, specie affine e anch'essa considerata potenzialmente problematica per le colture agrarie.

Per il comparto agrumicolo si apre dunque una nuova fase di attenzione fitosanitaria. La rapidità con cui S. aurantii sembra essersi diffuso rende fondamentale il monitoraggio degli impianti e l'identificazione tempestiva dell'insetto, evitando al tempo stesso interventi indiscriminati. Accanto alla difesa chimica, lo scenario internazionale offre anche un'altra indicazione. Nei Paesi interessati dalla presenza del tripide sono già stati individuati agenti di controllo biologico, sui quali sono stati avviati programmi di valutazione. Un fronte che potrebbe diventare particolarmente interessante anche per l'agrumicoltura italiana, soprattutto nell'ottica di costruire strategie di difesa sostenibili e basate sulla gestione integrata dell'avversità.

Per ora, dunque, la parola d'ordine è monitorare. La presenza del tripide sudafricano è un elemento da non sottovalutare, ma, secondo Leocata, non giustifica al momento una corsa al trattamento negli agrumeti adulti. (ga)