Banane, l’Ecuador cresce nonostante l’allerta El Niño: export +8,3%

Nei primi sette mesi spedite 247 milioni di casse

Banane, l’Ecuador cresce nonostante l’allerta El Niño: export +8,3%

Il settore bananiero ecuadoriano rimane in allerta di fronte al possibile impatto di un fenomeno El Niño di grande entità tra il 2026 e il 2027. A causa delle variazioni termiche, degli indici di umidità superiori al 90% e delle precipitazioni insolite registrate dalla metà dell’anno, la Segreteria Nazionale per la Gestione dei Rischi ha emesso un’allerta gialla che interessa 17 province.
Tra le aree sotto sorveglianza prioritaria figurano Guayas, Los Ríos ed El Oro, zone in cui si concentra il nucleo della produzione bananiera del Paese. Finora, sebbene si siano registrate piogge intense e inondazioni localizzate — in particolare nella provincia di El Oro —, l’offerta di frutta destinabile all’esportazione non ha subito compromissioni significative.
Tuttavia, sia il settore pubblico che quello privato stanno adottando misure di massima cautela. La preoccupazione maggiore riguarda le conseguenze agronomiche e logistiche causate dall’eccesso di umidità, quali il deterioramento degli apparati radicali, il cedimento delle infrastrutture interne e l’aumento della diffusione di infezioni fungine, in particolare la Sigatoka Nera. Ciò ha costretto le piantagioni di banane ad aumentare la frequenza delle irrorazioni, a intensificare la pulizia dei canali di drenaggio e a rafforzare le misure di biosicurezza, il che comporta un immediato aumento dei costi di produzione.

Una produzione in crescita
Nonostante il quadro agrometeorologico, l’ultimo rapporto statistico pubblicato dall’Associazione per la commercializzazione e l’esportazione delle banane (ACORBANEC) rivela un andamento operativo decisamente favorevole.
Tra gennaio e luglio 2026, le esportazioni cumulative di banane ecuadoriane hanno raggiunto i 247,07 milioni di casse, il che rappresenta una crescita dell’8,36% (19,05 milioni di casse in più) rispetto allo stesso periodo del 2025.
L’incremento è sostenuto da un aumento del 2,82% delle infiorescenze registrate dalla fine del 2025, da un adeguato sviluppo fisiologico nelle piantagioni di banane, da maggiori rese per grappolo (rapporto) e dall’entrata in produzione di nuovi ettari seminati e riseminati.

L’Unione Europea si consolida come principale partner commerciale con una quota del 32,78%. Le esportazioni di banane verso il blocco sono cresciute del 14,78%, raggiungendo gli 81,0 milioni di casse, trainate da un forte aumento della domanda in mercati come la Finlandia (+248,90%), la Francia (+134,91%), la Slovenia (+53,99%) e la Polonia (+47,59%).
Al secondo e terzo posto si sono classificati, rispettivamente, la Russia con una quota del 19,86% (49,05 milioni di casse) e gli Stati Uniti, che hanno registrato una contrazione del 5,62%, scendendo a 28,30 milioni di casse (quota dell’11,45%).
Per quanto riguarda il Cono Sud, questa regione ha mostrato un andamento positivo con un aumento dell’11,67%, in cui spiccano i risultati dell’Argentina (+12,16%) e del Cile (+9,88%). In Asia orientale, la Cina ha registrato una crescita del 7,04% (raggiungendo i 10,61 milioni di casse), favorita da problemi climatici e fitosanitari nei paesi concorrenti della regione (Filippine, Cambogia, Vietnam), dalla graduale riduzione del dazio al 7% nell’ambito dell’accordo commerciale in vigore e dall’ottimizzazione delle rotte marittime di 27 giorni.
Al contrario, le spedizioni verso la Corea del Sud (-50,03%) e il Giappone (-4,04%) hanno perso terreno a causa degli svantaggi tariffari rispetto all’offerta filippina.

Impatto del conflitto e tensioni logistiche nel Golfo Persico
Il rapporto di ACORBANEC evidenzia anche le complicazioni registrate in Medio Oriente. Sebbene la regione nel suo complesso abbia registrato una crescita del 16,93% (38,04 milioni di casse) grazie a notevoli incrementi in Turchia (+63,16%) e Arabia Saudita (+31,72%), le tensioni internazionali hanno generato importanti perturbazioni.
Il conflitto armato e le interruzioni su rotte chiave come lo Stretto di Ormuz hanno causato un accumulo di container e un calo di circa il 20% su base settimanale nelle consegne verso il Golfo Persico. Destinazioni come il Kuwait (-70,08%), il Qatar (-63,90%), il Bahrein (-61,63%) e gli Emirati Arabi Uniti (-35,07%) hanno registrato forti cali. Allo stesso modo, i costi logistici hanno subito un aumento significativo, con noli marittimi e assicurazioni che sono aumentati tra i 300 e i 600 dollari USA per container, raggiungendo sovraccosti fino a 3.000 dollari USA nelle spedizioni verso il territorio saudita.

Con l’avanzare del secondo semestre, l’attenzione del settore continuerà a concentrarsi sull’evoluzione dei modelli del fenomeno El Niño, sulla variabilità del prezzo spot (che ha registrato una media di 7,34 dollari USA per cassa nelle prime 30 settimane) e sulla resilienza della catena di approvvigionamento globale. (im)