Dal campo
Troppo avocado tutto insieme: il nuovo rischio per il mercato europeo
La domanda continua a crescere, ma i picchi estivi di import mettono pressione alle quotazioni e aprono spazio a nuove origini nei mesi scoperti

L’avocado continua a correre, ma il mercato sta entrando in una fase diversa. L’offerta mondiale cresce strutturalmente, nuove origini conquistano spazio e l’Europa resta uno dei principali motori della domanda, mentre clima e sovrapposizione delle campagne aumentano la volatilità dei prezzi. È il quadro tracciato da RaboResearch nel report Global avocado update 2026, pubblicato recentemente.
Il dato più significativo riguarda l’espansione degli scambi internazionali. Le esportazioni mondiali sono passate da circa 730mila tonnellate nel 2010/11 a volumi più che quadruplicati e, secondo le proiezioni Rabobank, potrebbero raggiungere circa 3,8 milioni di tonnellate nel 2029/30. Messico e Perù rimangono i protagonisti, ma aumentano rapidamente anche le disponibilità provenienti da Colombia, Kenya, Sudafrica, Spagna e altri Paesi emergenti.
È proprio questa crescita dell’offerta a cambiare gli equilibri. Il problema non sembra più essere la disponibilità di avocado, quanto il momento in cui il prodotto arriva sul mercato. In Europa la questione è particolarmente evidente.
L’UE-27 è oggi il secondo maggiore importatore mondiale dopo gli Stati Uniti e tra il 2010 e il 2025 gli arrivi dai Paesi produttori sono aumentati quasi cinque volte. Ma i flussi sono fortemente concentrati nei mesi estivi. Nel luglio 2025 le importazioni hanno superato 110mila tonnellate, equivalenti a oltre 6,5 milioni di cartoni da 4 kg alla settimana, contro circa 4,4 milioni nei mesi invernali. E con il Perù destinato ad aumentare ancora la propria capacità esportativa, Rabobank non prevede grandi cambiamenti in questa stagionalità.

La conseguenza si vede sui prezzi. Nel 2025 le quotazioni all’ingrosso dell’Hass a Rotterdam sono rimaste su livelli bassi per un periodo molto più lungo rispetto alle campagne precedenti, per poi recuperare rapidamente una volta terminato il picco della stagione peruviana. Nel primo trimestre 2026, al contrario, prezzi sostenuti hanno favorito l’ingresso sul mercato europeo anche di nuove origini come Guatemala, Ecuador e Brasile.
La domanda, quindi, non sembra mancare. Nell’UE-27 la disponibilità pro capite ha raggiunto 2,24 kg nel 2025, circa la metà del livello statunitense. Rabobank individua proprio in alcuni grandi mercati ancora relativamente poco penetrati il principale spazio di crescita futura e cita espressamente Italia, Germania e Turchia tra i Paesi che stanno mostrando gli incrementi relativi più rapidi.
La disponibilità totale europea ha già raggiunto circa 1 milione di tonnellate nel 2025, cinque volte il livello del 2012. In uno degli scenari elaborati da RaboResearch, un incremento medio di appena 100 grammi pro capite all’anno porterebbe il mercato UE a circa 1,47 milioni di tonnellate entro il 2035. Un potenziale importante, che però dovrà fare i conti con logistica, distribuzione e soprattutto congestione nei periodi di massima offerta.
Intanto la pressione produttiva continua ad aumentare. Nel 2025 il Sudamerica ha superato per la prima volta 1 milione di tonnellate esportate. La Colombia dovrebbe chiudere il 2025/26 a circa 190mila tonnellate, +16%, mentre il Brasile potrebbe arrivare a 40mila tonnellate nel 2026, il 60% in più rispetto all’anno precedente. Il Perù, soprattutto, è sulla traiettoria per diventare entro il 2030 il secondo Paese della storia a superare 1 milione di tonnellate di avocado esportato, anche se prezzi bassi ed eventi climatici sfavorevoli potrebbero rallentarne il percorso.

Anche l’Africa guadagna terreno: nel 2025 ha esportato 450mila tonnellate, +16%, con l’Europa che negli ultimi cinque anni ha rappresentato in media l’82% del valore delle spedizioni del continente. Kenya, Sudafrica e Marocco restano centrali, ma stanno emergendo nuove origini e cresce l’offerta anche fuori dalle tradizionali finestre commerciali.
A rendere il quadro ancora più instabile c’è infine il clima. Rabobank non prevede con El Niño una carenza globale generalizzata, quanto forti differenze tra un’origine e l’altra in rese, qualità e calibri. Il rischio viene giudicato elevato soprattutto per Perù e Sudafrica e medio-alto per Messico e Colombia.
Il risultato è un mercato destinato a crescere ancora, ma con dinamiche meno lineari rispetto al passato: più avocado disponibili a livello mondiale, più Paesi esportatori e maggiore pressione sui prezzi proprio nei periodi in cui le campagne tendono a sovrapporsi.


















