Patata, dopo il ferretto occhi puntati sui fitoplasmi

Purple Top: un fenomeno da seguire con monitoraggio e diagnosi puntuali

Patata, dopo il ferretto occhi puntati sui fitoplasmi

Il grande caldo che ha attraversato l’Europa comincia a presentare il conto anche nei campi. E per la patata, già alle prese con gli effetti dello stress termico e della siccità, il cambiamento climatico non si traduce soltanto in un possibile calo produttivo: sta modificando anche gli equilibri fitosanitari della coltura. (Clicca qui per approfondire)

Un segnale arriva dagli elateridi, i cosiddetti “ferretti”, la cui presenza e dannosità sono aumentate in diversi areali italiani. Gli attacchi si manifestano sempre più precocemente e risultano più difficili da contenere, in un quadro nel quale temperature più elevate e maggiore irregolarità delle precipitazioni possono favorire una pressione crescente del fitofago. (Clicca qui per approfondire)

Ma quello degli elateridi potrebbe essere soltanto uno degli aspetti di un quadro destinato a diventare più complesso. Tra le problematiche da tenere sotto osservazione ci sono infatti anche i fitoplasmi, microrganismi associati al floema delle piante e trasmessi principalmente da insetti vettori.

Non si tratta, almeno oggi, di parlare di una nuova emergenza per la pataticoltura italiana. Il tema merita però attenzione perché la presenza dei fitoplasmi è strettamente legata alla dinamica dei loro vettori e, quindi, anche all’evoluzione delle condizioni ambientali.

Fitoplasmi, attenzione al “Purple Top”

Nella patata le infezioni da fitoplasmi possono provocare alterazioni della vegetazione, con crescita stentata, accorciamento degli internodi, arrotolamento delle foglie e, soprattutto, anomalie nella colorazione della parte apicale della pianta, che può assumere tonalità giallastre o violacee. In alcuni casi possono comparire anche proliferazione dei germogli e tuberi aerei.

È una sintomatologia che in diversi contesti viene associata al cosiddetto Potato Purple Top, espressione che non identifica però un unico agente patogeno. A questo complesso di sintomi sono stati infatti associati diversi gruppi e specie di Candidatus Phytoplasma.

È il ruolo degli insetti vettori a rendere il fenomeno particolarmente interessante in chiave climatica: modifiche nelle temperature e nella distribuzione delle precipitazioni possono infatti influenzare la presenza, la dinamica e la diffusione dei vettori e, di conseguenza, anche la pressione delle malattie da essi trasmesse.

La complessità del quadro emerge anche dalla ricerca internazionale. Un recente studio condotto in Iran ha identificato, attraverso analisi molecolari, quattro specie di Candidatus Phytoplasma associate a piante di patata che presentavano sintomi riconducibili al Purple Top, tra cui Ca. P. solani. Un risultato che conferma quanto possa essere articolata l’identificazione degli agenti coinvolti.

Ed è proprio qui che si trova uno degli aspetti più importanti per il campo: una pianta con foglie violacee non significa automaticamente Purple Top. Sintomi simili possono infatti essere provocati anche da stress ambientali, squilibri nutrizionali, fitotossicità o altre patologie.

La diagnosi visiva può quindi rappresentare un primo campanello d’allarme, ma non è sufficiente per stabilire la presenza di un fitoplasma. In caso di sospetto, la conferma passa attraverso analisi di laboratorio e tecniche molecolari, come la PCR.

Monitoraggio sempre più importante

Il punto, dunque, non è parlare oggi di una nuova emergenza italiana, ma allargare il perimetro dell’attenzione fitosanitaria sulla patata.

Gli elateridi rappresentano già un esempio concreto di come il mutamento delle condizioni ambientali possa modificare la pressione di un fitofago. I fitoplasmi introducono un ulteriore livello di complessità, perché chiamano in causa non soltanto il patogeno e la pianta, ma anche gli insetti che ne consentono la diffusione.

Per la pataticoltura, alle prese con caldo, siccità e crescente pressione sulle rese e sulla qualità dei tuberi, diventa quindi sempre più importante intercettare tempestivamente le anomalie e soprattutto capirne l’origine.

Il monitoraggio assume così un ruolo centrale: riconoscere un sintomo, verificare la presenza di eventuali vettori e, quando necessario, arrivare rapidamente a una diagnosi di laboratorio. Perché in uno scenario climatico che cambia, anche la sorveglianza fitosanitaria della patata deve necessariamente cambiare passo.