Dal campo
Turchia, pesche e nettarine verso 1,2 milioni di tonnellate: volumi raddoppiati, ma prezzi dimezzati
Ciliegie verso il nuovo record produttivo: USDA stima 750mila tonnellate di dolci e 250mila di visciole

La Turchia si prepara a una forte ripresa della produzione di frutta a nocciolo nella campagna 2026/27, dopo le pesanti perdite provocate dalle condizioni climatiche avverse della stagione precedente. A fare il punto è Ali Ekber Yıldırım in un’analisi pubblicata da Tarım Dünyası, che riprende i dati dell’ultimo rapporto annuale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) dedicato alla Turchia.
Ciliegie, produzione a 1 milione di tonnellate
Secondo il rapporto USDA citato da Yıldırım, la produzione turca di ciliegie dovrebbe raggiungere 1 milione di tonnellate, con un incremento del 250% rispetto alle 288 mila tonnellate della stagione precedente. Il dato comprende circa 750 mila tonnellate di ciliegie dolci e 250 mila di visciole, e rappresenterebbe un nuovo record. La forte ripresa arriva dopo una stagione particolarmente difficile. Nel 2025 gelate, siccità, piogge e grandinate hanno colpito 36 province turche, provocando danni considerati tra i peggiori degli ultimi 30 anni.

Costi elevati e cambio sfavorevole
Come sottolinea Yıldırım, però, l’aumento della produzione non si traduce automaticamente in una maggiore redditività. Il costo del lavoro, che può arrivare a 1.700-2.000 lire turche al giorno, rappresenta una delle principali voci di spesa per le aziende agricole, mentre la debolezza della lira riduce la competitività dell’export. Per le ciliegie le esportazioni dovrebbero comunque risalire a 80 mila tonnellate, contro appena 6.344 tonnellate nel 2025/26. La Turchia, che in media produce circa 700 mila tonnellate di ciliegie all’anno, ne esporta però soltanto 60-70 mila.
Pesche e nettarine, produzione a 1,2 milioni di tonnellate
Anche il comparto di pesche e nettarine è atteso in forte crescita. La produzione complessiva dovrebbe raggiungere 1,2 milioni di tonnellate, in aumento dell’87% rispetto alle 642.300 tonnellate della stagione precedente. Come emerge dall’analisi pubblicata da Tarım Dünyası, negli ultimi anni i produttori hanno investito nella sostituzione dei vecchi impianti con varietà più produttive e sistemi di coltivazione più moderni. La crescita, quindi, è avvenuta senza un significativo aumento delle superfici coltivate. L’aumento dell’offerta sta inoltre spingendo verso il basso i prezzi: nonostante l’inflazione alimentare intorno al 37% e il deprezzamento della valuta, i prezzi di pesche e nettarine risultano circa il 50% inferiori rispetto all’anno precedente. Alla produzione si registrano valori di 15-20 lire turche al chilo, a fronte di costi stimati dagli agricoltori tra 18 e 20 lire.

Export sotto pressione
Per la campagna 2026/27 le esportazioni di pesche e nettarine fresche sono previste intorno alle 200 mila tonnellate. La Turchia rimane tra i principali esportatori mondiali, ma deve confrontarsi con una concorrenza crescente. Secondo Yıldırım, Spagna, Grecia e Italia prevedono infatti produzioni più elevate, mentre anche Uzbekistan e Azerbaigian stanno investendo nel comparto e guadagnando spazio in alcuni mercati tradizionalmente serviti dalla Turchia.
Nel complesso, emerge quindi un quadro a doppia faccia: il Paese si prepara a una stagione record sul fronte produttivo, ma costi elevati, difficoltà valutarie e maggiore disponibilità di prodotto nei Paesi concorrenti rischiano di comprimere i margini e rendere più difficile la competizione sui mercati esteri. (ga)



















