Frutta estiva, Laghi: “Mercato sotto pressione, ma la domanda c’è. Sono ottimista sulla seconda parte della stagione”

Il direttore generale di Alegra analizza lo scenario per pesche, nettarine e albicocche: prezzi inferiori al 2025, ma produzioni piene, giacenze quasi nulle e segnali positivi dai consumi

Frutta estiva, Laghi: “Mercato sotto pressione, ma la domanda c’è. Sono ottimista sulla seconda parte della stagione”

Lo scenario attuale della campagna della frutta estiva, secondo Mauro Laghi, direttore generale di Alegra, merita una lettura equilibrata, lontana da alcune visioni particolarmente pessimistiche emerse in queste settimane. È vero: i prezzi di pesche, nettarine e albicocche sono inferiori rispetto allo scorso anno e la pressione sul mercato si sente. Ma, per Laghi, fermarsi a questo dato rischia di restituire un’immagine più negativa di quanto non sia la realtà.

 “Tutti sottolineano che il mercato, dai prezzi alle uscite dai magazzini, sia sotto pressione e meno performante rispetto allo scorso anno – sottolinea Laghi -. Io, però, voglio essere più positivo. Su pesche, nettarine e albicocche in particolare, registriamo quotazioni sicuramente inferiori rispetto alla passata campagna, ma dobbiamo considerare che siamo in un anno di piena produzione e questo, inevitabilmente, sui prezzi incide”. Dopo annate segnate da volumi limitati, il ritorno a produzioni in linea con le medie storiche determina fisiologicamente un diverso equilibrio tra domanda e offerta. Ma non significa, secondo Laghi, che il mercato sia fermo: “Leggo quella attuale più come una stabilizzazione in termini di prezzo a fronte di una domanda comunque consistente. Lo dimostra il fatto che le giacenze di prodotto sono generalmente molto basse e praticamente nulle per pesche, nettarine e albicocche. Questo significa che il prodotto si muove, che l’interesse c’è e che gli ordini arrivano”.

Un segnale interessante arriva anche dall’estero e, in particolare, dalla Germania, mercato tradizionalmente rilevante per l’ortofrutta italiana: “Si potrebbe leggere il taglio dei prezzi per l’ortofrutta nella distribuzione tedesca come una semplice guerra sullo scontrino, ma io preferisco guardarla anche da un altro punto di vista: questa strategia ha stimolato i consumi creando le condizioni per una seconda parte di stagione più interessante”. A sostenere questa prospettiva c’è anche l’evoluzione varietale della campagna, con l’ingresso progressivo nei magazzini di prodotti caratterizzati da calibri più importanti: “Finora abbiamo lavorato con pezzature mediamente piccole e questo, in parte, ha rappresentato un limite. Da qui in avanti, invece, comincerà il flusso in ingresso di varietà con calibri superiori e questo ci aiuterà a rispondere meglio alle richieste dei diversi clienti”.

Un capitolo specifico riguarda le albicocche, referenza su cui la campagna 2026 ha visto Alegra e Agrintesa impostare un lavoro di filiera ancora più attento, orientato alla valorizzazione del prodotto in funzione dei diversi mercati di destinazione. “Abbiamo lavorato in un’ottica molto precisa – spiega Laghi -: soddisfare le richieste dei diversi mercati e canali che domandano livelli di maturazione differenti, sempre all’interno di uno standard di qualità estremamente elevato. Il punto è declinare tutto il lavoro, dal campo al magazzino partendo dal presupposto che ogni varietà, a partire da quelle particolarmente pregiate dal punto di vista gustativo ma non solo, deve essere gestita partendo da un livello di maturazione coerente rispetto al mercato a cui è destinata”. 

Un passaggio che diventa cruciale quando si confrontano mercato nazionale ed export: “Per la Grande distribuzione italiana, l’obiettivo è gestire una maturazione mediamente più avanzata con frutti che arrivano a scaffale in tempi brevi e possano offrire, fin da subito, un’esperienza di consumo soddisfacente. Per l’export, invece, per ragioni soprattutto logistiche e di distanza dai mercati, serve una maturazione leggermente più arretrata. Questo non significa mandare all’estero un prodotto di qualità inferiore ma garantire, alla luce della nostra expertise, che arrivi nel punto vendita nelle condizioni migliori, con la shelf life opportuna e con le caratteristiche organolettiche attese dal consumatore”.

Da qui nasce un approccio molto più mirato alla gestione dei frutti che coinvolge l’intera filiera, dal campo al magazzino: “Le partite in ingresso vengono gestite e separate a seconda della destinazione commerciale, al punto di utilizzare magazzini diversi, specializzati in base al canale che devono servire. È un cambio radicale e importante, perché significa partire dalle esigenze del mercato e costruire attorno a quelle un percorso coerente di raccolta, selezione, lavorazione e confezionamento”.

Il lavoro, sottolinea Laghi, comincia già in campagna. “C’è un coinvolgimento forte dei tecnici, che accompagnano i produttori nella gestione delle partite e nella scelta del momento più corretto di raccolta. Poi c’è una selezione in ingresso, fondamentale per indirizzare il prodotto verso il canale più adatto. Infine, in magazzino, tutti gli operatori sono coinvolti sugli obiettivi che vogliamo ottenere: mercato italiano, mercato estero, linee di confezionamento specifiche, richieste particolari dei clienti. È un lavoro di squadra che deve essere perfettamente collegato alle esigenze commerciali”.

In questo percorso, innovazione tecnologica e competenza dell’operatore convivono. “Da una parte utilizziamo il supporto della tecnologia, in un’ottica di miglioramento della selezione, ma anche di ottimizzazione dei processi. Tuttavia, per varietà particolarmente delicate, manteniamo una lavorazione manuale, anche se ha dei costi più alti: ci sono prodotti che hanno caratteristiche specifiche e che mal si prestano a una gestione automatizzata. Scegliamo lo strumento più adatto per ogni varietà e per ogni destinazione: anche questa è valorizzazione”. (fp)