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Pere in Gdo: più equilibrio, più Italia, meno marca
Si appiattisce la polarizzazione del 2025, lo scaffale è più omogeneo e meglio distribuito tra le insegne, cresce l’IGP ma diminuisce la presenza dei marchi del fornitore.

L’analisi “on field” di Italiafruit News propone una fotografia dello scaffale delle pere scattata a marzo 2026, mettendola a confronto con quella rilevata nel 2025 negli stessi sei punti vendita della piazza di Reggio Emilia. Ne emerge l’immagine di uno scaffale complessivamente solido e più equilibrato rispetto all’anno precedente. A fronte di un numero di referenze sostanzialmente stabile, cambiano infatti le logiche assortimentali: si riduce la polarizzazione tra insegne, cresce l’omogeneità dell’offerta e si rafforza il peso del prodotto italiano. Il quadro complessivo è quindi positivo e restituisce l’immagine di una categoria ben presidiata, pur con alcune aree di attenzione legate alla valorizzazione del prodotto e alla riconoscibilità dei marchi.

Gi assortimenti si riequilibrano tra le insegne
Nel 2026 il numero complessivo di referenze rilevate resta sostanzialmente stabile rispetto al 2025, passando da 46 a 47. A cambiare è invece la distribuzione degli assortimenti tra le diverse insegne. Nel 2025 emergeva una forte polarizzazione: i supermercati di medio-grandi dimensioni, come Coop, Conad ed Esselunga, presentavano assortimenti compresi tra 9 e 14 referenze, mentre i discount ed Eurospar si fermavano a 3-4. Nel 2026, invece, il quadro risulta più equilibrato: gli assortimenti si riducono nei punti vendita più grandi, attestandosi su 8-10 referenze, e si ampliano in quelli più piccoli, che salgono a 6-7. Ne deriva una proposta complessivamente più omogenea dal punto di vista numerico.
In questo scenario, la pressione promozionale resta molto contenuta, in linea con il 2025, con appena 2 referenze promozionate nei sei negozi analizzati. Si riduce inoltre il peso del prodotto confezionato, che passa dal 57% al 51%. Il calo è dovuto soprattutto alle scelte di Coop ed Eurospin, mentre Esselunga ed Eurospar mostrano un incremento dell’incidenza dei prodotti confezionati.

Spazi dedicati tra alti e bassi
Anche lo spazio medio dedicato a ciascuna referenza si mantiene complessivamente stabile rispetto al 2025, ma questo equilibrio è il risultato di scelte differenti, e in parte contrapposte, tra le diverse insegne. Coop ed Eurospin registrano una marcata contrazione, mentre negli altri punti vendita si osserva un incremento, particolarmente evidente in Lidl ed Esselunga. Come di consueto, la variazione delle numeriche ha influenzato lo spazio complessivamente assegnato alla categoria; in alcuni casi, però, emerge anche una scelta più netta di valorizzarla maggiormente, o al contrario di ridurne il presidio.

Dominio di Williams e Abate, avanza Angys, cresce l’IGP
L’analisi delle varietà di pere presenti a banco conferma il predominio di Williams e Abate. Nel caso della Williams, tuttavia, abbiamo rilevato uno stato di maturazione talvolta eccessivamente avanzato — aspetto riscontrato anche per la Decana — che può penalizzare la gestione del prodotto, l’appeal a scaffale e la rotazione. L’Abate, invece, ha mostrato una tenuta migliore sotto questo profilo.
Tra le altre varietà, la Kaiser rafforza la propria presenza, passando da 6 a 8 referenze nel 2026, mentre la Coscia registra una lieve flessione, da 5 a 4. Scompare invece la Max Red Bartlett, mentre Decana e Conference restano stabili. Interessante, infine, la diffusione di Angys, presente in quasi tutti i punti vendita e in crescita di una referenza rispetto al 2025.
Merita infine una segnalazione positiva il prodotto Igp, proposto principalmente in vassoio di cartone, la cui incidenza passa dal 9% nel 2025 al 17% nel 2026. La referenza è presente in 5 negozi su 6 — con la sola esclusione di Eurospin — mentre Coop si distingue per un’offerta particolarmente ampia, con ben 4 opzioni valorizzate come prodotto del territorio.

Origine: più prodotto nazionale, Coop e Lidl al 100%, Eurospin in controtendenza
In termini di origine, si conferma la netta prevalenza del prodotto italiano, che rafforza ulteriormente il proprio peso rispetto al 2025, passando dal 74% all’81% dell’incidenza complessiva. Parallelamente, si riduce la presenza di prodotto estero, soprattutto per effetto della scomparsa dell’origine argentina nel 2026. Il Cile registra una lieve flessione, mentre Olanda e Sud Africa mostrano un incremento marginale.
A livello di insegna, Coop punta interamente sull’italianità, scelta condivisa anche da Lidl, che contestualmente quasi raddoppia il numero di referenze di pere. Più in generale, tutte le insegne rafforzano il focus sul prodotto nazionale, con la sola eccezione di Eurospin, che nell’ampliamento dell’assortimento privilegia invece le origini estere.

Aumenta il peso dei prodotti unbranded, arretra il marchio del fornitore
Fino a questo momento i dati hanno delineato un quadro con qualche segnale positivo per lo scaffale delle pere nella Gdo; osservando però l’evoluzione dei marchi, emerge un lieve passo indietro. A crescere è infatti soprattutto il prodotto privo di marchi evidenziati, che passa dal 54% al 68% dell’incidenza complessiva. Di conseguenza, si riduce il peso della Mdd, seppur solo marginalmente, dal 20% al 17%, mentre la flessione appare più marcata per il marchio del fornitore, che scende dal 26% al 15%.
Anche in questo caso, il dato medio riflette strategie differenti tra le insegne. Il prodotto unbranded compare in modo più evidente in Coop ed Eurospar, cresce in Conad e mantiene un’incidenza molto elevata anche nelle altre catene, al 100% in Eurospin. La Mdd perde una referenza in Conad ed Esselunga, mentre il marchio del fornitore arretra soprattutto in Coop e Conad.

Prezzi medi elevati, picchi fino a 6 euro al chilo
La consueta chiusura dedicata ai prezzi restituisce un quadro di valori mediamente elevati: il prezzo medio si colloca infatti intorno ai 3,8 €/kg, un livello piuttosto alto rispetto alla media della frutta, ma sostanzialmente stabile rispetto al 2025. Tra le referenze più diffuse, l’Abate si attesta intorno ai 4 €/kg, mentre la Williams si posiziona su un livello inferiore, pari a circa 3,40 €/kg. Su valori più alti si collocano Coscia e Decana, che superano in media i 4 €/kg.
I picchi di prezzo sono stati rilevati soprattutto per l’Igp nel caso di Abate e Kaiser, con valori compresi tra 4,8 e 5 €/kg, e per la Williams confezionata in vassoio di cartone. I livelli più elevati in assoluto riguardano però Angys e Decana sfuse di buona pezzatura, insieme a una Coscia di origine cilena, tutte attestate intorno ai 6 €/kg.
La fotografia finale è quindi quella di una categoria in salute, ordinata e complessivamente coerente, ma non ancora pienamente valorizzata in tutte le sue potenzialità. Se da un lato assortimenti più omogenei, maggiore presenza di origine italiana e attenzione ai prodotti IGP rappresentano segnali incoraggianti, dall’altro la crescita dell’unbranded suggerisce una minore spinta nella costruzione di identità a scaffale. Per la Gdo, il passo successivo sarà dunque presidiare non solo la presenza della categoria, ma anche la sua capacità di distinguersi e farsi scegliere. (lg)




















