Pesche e nettarine, produzione e distribuzione puntano sull’Igp

Dalla diretta IFN il consenso sulla necessità di qualificare l’offerta con prodotti territoriali, costanti nel gusto e più facili da comunicare al consumatore

 Pesche e nettarine, produzione e distribuzione puntano sull’Igp

Durante la diretta IFN dedicata a pesche e nettarine, andata in onda pochi giorni fa, il tema della valorizzazione attraverso le Indicazioni Geografiche Protette ha raccolto il consenso sia della produzione che della distribuzione.

A sottolinearlo è stato Gianluca Sapienza, responsabile acquisti ortofrutta Ergon: “Il sapore deve essere il più possibile vicino alle esigenze del consumatore e, soprattutto, deve restare stabile per tutta la campagna. Non è semplice, considerando il numero di varietà oggi presenti sul mercato. In questo senso il ruolo delle IGP è molto importante, perché consente di rispondere a questa esigenza con un prodotto riconoscibile e legato al territorio. I numeri ci danno ragione: i consumi di questa categoria sono in crescita”.

Un’impostazione condivisa anche dalla parte produttiva, a partire da Leonardo Odorizzi, responsabile commerciale de La Grande Bellezza Italiana e presidente del Consorzio Pesca di Verona Igp. “La strategia di valorizzare la produzione attraverso l’IGP sta dando risultati concreti nel Veronese, un areale che veniva da anni difficili e da un progressivo abbandono. Dopo essere riusciti a rimettere in moto il sistema, anche grazie alla soddisfazione delle catene distributive, si è registrato un cambio di passo importante anche da parte dei produttori”.

Leonardo Odorizzi, responsabile commerciale de La Grande Bellezza Italiana e presidente del Consorzio Pesca di Verona Igp

La campagna in corso, tuttavia, non sarà priva di ostacoli. “Quest’anno sarà certamente più complesso, tra volumi in aumento, problemi climatici e costi crescenti. Ma abbiamo già raccolto l’interesse delle catene distributive, a conferma del fatto che questo prodotto è desiderato e viene considerato strategico. Ai supermercati dobbiamo offrire prodotti utili alla loro missione di vendita e capaci di soddisfare il consumatore”. 
Per Odorizzi, il valore dell’Igp non si limita al marchio, ma riguarda soprattutto il metodo. “Seguire un disciplinare significa definire caratteristiche organolettiche omogenee, individuare varietà precise e garantire continuità di gusto nell’arco della stagione. Il consumatore non può trovare oggi una pesca dolce e domani una pesca acida: ogni acquisto deve offrire un’esperienza coerente. Il disciplinare aiuta proprio a mettere ordine in questi aspetti”.

Il lavoro del Consorzio ha avuto ricadute anche sul fronte degli investimenti e della protezione delle produzioni. “Con il Consorzio Pesca di Verona Igp siamo impegnati con la Regione sui PSR e abbiamo riattivato il contributo per le reti antigrandine al 65%, dopo che era stato eliminato. Oggi circa il 70% della produzione Igp è sotto rete. È un risultato di cui siamo orgogliosi”.

In questa prospettiva, l’Igp diventa uno strumento di filiera, capace di rispondere alle esigenze di una Gdo sempre più orientata a garanzie, continuità e qualificazione dell’offerta. “Oltre a essere un marchio, l’IGP aiuta a costruire una filiera secondo le logiche moderne del mercato, dove servono prodotti identificabili, controllati e coerenti”.

Infine, Odorizzi ha richiamato il tema della competizione internazionale. “Se continuiamo a confrontarci con le produzioni estere, penso alla Grecia o alla Spagna, sperando di vincere solo sulle loro difficoltà, faremo sempre fatica. Dobbiamo invece costruire un’identità forte per la pesca italiana, come per altri prodotti del nostro Paese. Ci sono diversi progetti di riorganizzazione degli areali delle drupacee che possono portarci ad avere un paniere unico in Europa: diverso, e auspicabilmente migliore, rispetto a quello dei nostri competitor”. (lg)